bored youth

m^c^o: meno male che google non indicizza il circonflesso

come tutti i blog di merda dei milanesi, anche bored youth ora tira le somme su macao.

cos’hanno significato questi giorni di occupazione? NIENTE. e nemmeno vale la pena farsi un’opinione in merito perchè il niente diventa quello che vuoi.
per l’ennesima volta un mix di noia e sbilenchi preconcetti di derivazione politica/ culturale hanno mosso il gregge, come un cane da pastore che divide le pecore bianche da quelle nere e neanche troppo bene.

se c’è una cosa che ho imparato a milano, è che quando provi a fare qualcosa di nuovo, organizzare un concerto, una manifestazione o un evento di qualsiasi tipo, se quello che fai non è ancora stato assimilato ed accettato dalla massa come “figo”, la curiosità non c’è e la gente non ci viene, a meno che non ci sia l’open bar.

quindi stasera potete stare a casa a giocare a diablo 3 senza farvi venire i sensi di colpa


upper east aids

mi piace ricordarlo e ormai lo sapete tutti che vivo a milano, in via padova: il fulcro di un quartiere superchiacchierato, colorato e ultimamente quasi un po’ hype.
qua c’è tutto quello che mi serve per condurre un’esistenza serena, lontano dalle malvagità di milano sud, dagli aperitivi, instagram e i mocassini. per questo volevo condividere i miei luoghi ed attività di intrattenimento preferite, cosi sapete cosa (non) fare in caso vi troviate nei paraggi con del tempo libero.
1) penny market: ottimo per uno snack on the go o per delle birre calde, se scegliete di consumarle nel parcheggio del cortile interno trovate sicuramente compagnia

2) palma strumenti musicali: il nome parla da sè, hanno di tutto (strumenti, attrezzatura live e da studio) a prezzi concorrenziali. il proprietario è un tenero pacioccone, molto gentile e disponibile. si trova in via padova 244 www.smpalma.it/
3) nutria watching: passeggiando lungo la martesana in questa stagione è matematico incrociare i simpatici roditori mentre sguazzano felici. e se l’aria fresca vi mette appetito non c’è niente di meglio che un pic-nic multietnico sul prato del “parco dei martiri della libertà iracheni vittime del terrorismo”, la cui denominazione è chiaramente stata dettata dalla legge del contrappasso, visti i frequentatori. c’è anche la versione faveliana della torre velasca.

4) cineserie: via padova è costellata di negozi gestiti da orientali dove si trova di tutto: dalle alghe secche alle parrucche, passando per il carica batteria del nokia. sono un’affezionata cliente dei due più vicini a casa mia:
“tutto da 50 cents”: è il paradiso dell’orpello inutile, l’ultima volta che ci sono entrata sono uscita con un posacenere fluorescente, un portamonete peloso plagio di kermit la rana e un astuccio a pois. tornando dall’ufficio ci passo davanti e oggi credo comprerò la girandola gigante e l’orologio coi delifini gommosi.
non vi dico dov’è perchè sono gelosa.

“il panda” (non si chiama veramente così, però nel logo hanno disegnato l’amico mangia bambù).
è gigante e organizzato su due piani, non ci sono gingilli degni di particolare nota, c’è tutto: vestiti, trucchi, elettrodomestici, giocattoli, articoli da ferramenta… è in via padova, più o meno al 190.
5) metropolis: un negozio di dischi che si trova subito dopo il ponte della ferrovia, venendo da p.zale loreto.
a dire il vero ci sono stata solo un paio di volte, un po’ perchè chiude presto, un po’ perchè i reparti sono organizzati a caso e vieni divorato dagli acari (i veri proprietari dell’esercizio) prima di capirne qualcosa.
quindi, perchè è in questa lista? perchè ci ho trovato dei dischi carini, i cheap trick e qualcos’altro del genere, a pochissimo quindi gli voglio dare una terza possibilità
6) casa di brundo: quando ho il frigo vuoto, o abbisogno di compagnia, cavi, adattatori ecc ecc vado a trovare brundo


oh cazzo, una recensione! (i mean jeans)

non vi preoccupate, la scarsa considerazione in ambito musicale che nutrite nei miei confronti non influenzerà la vostra opinione in maniera preventiva.

navigando a caso, ho trovato un link da cui mungere il nuovo dei mean jeans (prima dell’uscita ufficiale per dirtnap, che galla!)

i mean jeans, la prima volta che li ho ascoltati, ho detto: “cazzo che bomba! qualcuno riesce ancora a suonare i ramones senza puzzare di vecchio e soprattutto evitando antiestetici ed approssimativi riferimenti visivi ai 4 scaveioni per far capire alla gente che genere fa. FIGATA!”.
are you serious? (lp) e stoned to the bones (ep) li uso al posto dell’md per prendermi bene, mentre pezzi come total creep me li sparo in macchina bevendo la birra per gasarmi andando a feste dove puntualmente tornerò a rompermi il cazzo.
sono freschi, energici e mi fanno venire in mente tutto tranne la noia dei concerti punk-rock di adesso, infatti sono influenzati dalla scena garage (quella che qua non esiste) più che altro.
o almeno erano :(

sono solo al terzo ascolto di on mars ma sono le 5 di mattina e non ho niente di meglio da fare che scrivere, quindi non aspetterò di aver assimilato il disco per sentenziare.

dei pezzi ci sono, vedi nite of the creeps (mi viene il dubbio le canzoni gli riescano bene solo se contengono le parole creep, party, total o stoned) ma il disco nel complesso non mi convince, a partire dalla registrazione: la chitarra ha cambiato suono, la batteria è troppo avanti, la voce è un po’ troppo alla joe king.
hanno perso quella vena garage/lo-fi che caratterizzava i pezzi e li rendeva belli catchy, non vanno più ai mille quando dovrebbero e, lo sapete anche voi, quando i whuao-whuoa diventano intollerabili è la fine.

domani lo riascolto sperando che il paracetamolo mi stia facendo sragionare.
in caso contrario do la colpa alla dirtnap ma se usciva per lookout poteva essere anche peggio.


giuro che non è un post dove bestemmio gesù ( e basta )

se nella vita ti imponi un traguardo quando lo raggiungi, l’attimo dopo, sei di nuovo allo zero.

sono cresciuta in una famiglia di stampo operaio, son sempre girati pochi soldi e grazie al cielo mai abbastanza per permettermi di diventare un’ameba o una parassita. così quando ho deciso che nel mio paesino di 1000 anime ci stavo stretta, mi sono ingegnata per inventarmi una professione partendo dal presupposto che sto meglio davanti ad un computer piuttosto che a delle persone. ora tutto sommato posso dirmi soddisfatta, con zero investimenti e senza aver rifocillato le casse del ministero dell’istruzione ho un lavoro che mi permette di condurre un’esistenza più che dignitosa, anzi per i miei standard, una figata.

ma per il principio dell’anima in pena, tutto questo era troppo bello per durare, infatti, da qualche mese è sopraggiunto il porcodio, uno gnometto con le converse e i capelli verdi che mi dice “fuck the system! hai 20 (oh, l’annata è quella giusta) anni, perché vivi come un impiegato cinquantenne grasso e pelato?”.
il problema è che il mio piccolo consigliere robboso ha ragione, ma vallo a spiegare a chi non si fa gli spinelli o non ascolta la musica per drogati, che vivere alla giornata, racimolando un po’ qua e un po’ là, facendo le cose che ti piacciono senza dover formattare il cervello 8 ore al giorno per 5 giorni a settimana, può rappresentare uno stile di vita effettivamente gratificante per le persone la cui aspirazione sociale più alta è entrare a far parte del phylum degli anellidi ed imparare a strisciare dentro e fuori la terra.
è per questi ovvi motivi e anche un po’ per l’estrazione sociale dei miei genitori (non in senso cattivo) che il piano b per loro rimarrà improponibile ed inaccettabile e, sebbene sia consapevole non ci sia niente di più sbagliato, io cerco ancora di fargli approvare le mie scelte*.

Ora, i pro e i contro dell’esistenza ordinaria casa-lavoro-lobotomia-soldi li conosco bene (vi dirò, il mio lavoro quando non è troppo da scimmia è addirittura piacevole e divertente) e non ho voglia di spendere altre parole a riguardo, perché se non foste dei parassiti dovreste conoscerli anche voi.
Più che altro mi premeva fare un paio di considerazioni sui possibili punti di arrivo del piano b (e mi vengono 3 cm di pelle d’oca al sol pensiero).
Con piano b intendo vivere di “musica” e cose ad essa collaterali (sappiamo tutti a cosa mi riferisco, vi prego risparmiatemi l’umiliazione di specificarlo) + 100 altri lavori saltuari di merda di autofinanziamento.
Per lanciarsi in un’impresa così folle sicuramente non devono mancare:
-spirito di adattamento (ho vissuto 2 anni in una cantina, quindi, check);
-l’ingegno per sapersela cavare nelle situazioni più ostili (cosa che faccio da quando sono stata immessa in società. check).
Bisogna stare attenti a non fallire nei due modi più patetici possibili:
-esaurire le idee, lasciar spegnere il cervello e fare dei 100 lavori di merda l’unica occupazione;
-lasciarsi assorbire dal concetto milanese di “musica” ed “evento” diventando a tutti gli effetti dei pr, schiavi delle teste di cazzo da cui si scappava.
Qua tutti si riempiono la bocca, parlano di sottoculture, punk e via discorrendo ma poi la loro preoccupazione principale è riempire con gente a caso dei posti a caso, dove passano musica a caso. Non sono una rompicoglioni, la marchetta ogni tanto ci sta, basta essere consapevoli di quello che si sta facendo e non trasformarlo nell’unica maniera di operare.
Ora vi chiederete, quindi? Dove vuoi arrivare?
E io vi rispondo con un bel BOH, aggiungendo, probabilmente da nessuna parte.
Vorrei solo togliermi lo sfizio di creare qualcosa che mi piace, ora che per la prima volta vedo uno spiraglio di luce nell’umanità, ora che le facce di cazzo della scena punk/hc italiana, alla soglia dei 30-35, si sono finalmente levate dalle palle, ho scoperto c’è chi è genuinamente interessato a creare qualcosa e non a distruggere tutto con sentenze superficiali e sommarie (si, quelle che mi sono beccata anch’io per tutta l’adolescenza non sono servite a niente e adesso ve lo dico io: MARCITE SFIGATI!).

Non so se e quando riuscirò ad affrontare questa decisione, spero il prima possibile perché il tempo stringe, ma il solo considerare di abbandonare la stabilità, la noia e i film in alta definizione per qualcosa che non ha una forma, a priori, mi fa sentire meglio.

TU nel frattempo, vai ai concerti, bevi i cocktail fatti nella bottiglia della guizza, così anche se c’è la crisi puoi comprare i dischi!

saluti

magda

ps: magari per tante persone ho detto delle cose banali, ma secondo me no, e anche se fosse fa bene leggerle ogni tanto.

*ci tengo a precisare che questa è ai primi posti nella lista delle cose da rivedere.
Dal giorno in cui ne ho realizzato l’esistenza, sono contro a quel grumo ancestrale di preconcetti che ti spingono a rapportarti ai genitori come fossero alieni e, nell’altro verso, ti impediscono (amorevolmente) di realizzarti nel bene e, per lo più, nel male.


Another 2 year old post that I never published.

It’s time to bring this blog back from the dead, we’ve been neglecting it for too long, but I’m too lazy (and fat) (and old) to think about something new; so with no further ado, let’s post this 2009 or 2010 thing that I’ve accidentally found in the bin.

Don’t try. I get the feeling these words of wisdom embossed on Mickey Mouse’s arch enemy’s grave get pissed on by everyone I go out at night with nowadays. Literally all you see is people trying and failing you would actually feel like cuddling them , if the urge of cutting off their genitalia with a kitchen knife and stuffing them into their mouths together with their shitty shoes didn’t prevail. Can I have my fun back, can I? Can I have a little bit of self-humour with those boobs and vag I ordered, please? You’re not Debbie Harry love, not at all, you can merely put five words together and that high waist pink skirt makes you look like a dildo. You’re dumb and ugly, but I wouldn’t mind that, I would fuck you anyway, but your Sherlock Holmes trench coat and your big dumb red glasses have just put my penis to sleep. Don’t talk, you’re not smart, I don’t know shit about architecture and neither do you, can’t we just get smashed and like, I’ll finger you in the toilet, or just go up to the balcony and spit on people’s heads, you know, something easy and light-hearted like that.  Your friend there has decided that the full print Kurt Cobain shirt he loved so much when he was 15 and then had to hide when his skateboarding days took over and his mates were laughing at him, is now worth wearing again and he’s got touching stories about how he never stopped listening to Nirvana and they just have always been so influential and shit… fuck you dumbhead, the only full print allowed when you’re over 18 is my Plasmatics tee, which is basically just as retarded but I can wear it because I’m writing this post and I am a faggot. Suck on this.

Brundo


c-hipster

mentre vi divertite a far rimbalzare video inutili, eventi catastrofici, cibi e amenità varie nei canali sociali io, dalla mia postazione computer, avverto solo necessità primarie: sonno, acqua e onion rings surgelate del lidl.
l’unica cosa che mi tiene sveglia è il rumore dello sbriciolamento chipsteriano (grazie omino dei distributori) prodotto dalle mie potenti fauci.
ho effettuato un altro trasloco, verso un’abitazione che dista meno di 500 m sia dall’ultima che dalla penultima in cui ho abitato. se mi domandate com’è, io vi chiedo se avete presente la casa di dorothy del mago di oz quando atterra nella discarica, perchè ora sembra proprio la discarica.
domani dovremmo suonare a Genova, ma a gesoo non piacciamo

prcd

e secondo me lui è uno di quelli che ha scritto su youtube che sono una puttana


jamaica no problem

non aggiorno da un casino e non posso nemmeno dire “zii sono viva eh” perchè questo blog è un inutile orpello con cui veicolo fastidio ulteriore rispetto a quello che vi arreca già la mia persona, online e dopo il terzo cocktail.

sono tornata 2 giorni fa dal mio soggiorno londinese. un negrofriggipolli mi ha ospitato nel suo negozio e insieme abbiamo pasteggiato, impanando e poi friggendo le dita dei suoi consanguinei, spacciandole (ma anche no) per chicken wings. è durata 2 settimane ed ora dovrei fare una liposuzione, tenere da parte il grasso aspirato e farmici friggere dentro come gesù e poi mandargli una cartolina di ringraziamento.
posso dire quello che voglio, tanto i 35 gradi all’ombra dell’agosto milanese (qualcuno in più dentro casa) convertiranno qualsiasi sproloquio nell’ innocente frutto di un disturbo delirante. the summer is magic.

vado a limonare con il ventilatore, anzi no, mi do una botta in testa sperando di perdere la memoria cosi posso riguardarmi tutta la filmografia di seth rogen come fosse la prima volta.


volevamo solo stupriren

i frutti del mio piano dello stupro sono fin TROPPO maturi: tanto fumo e poco arrosto. e anche se l’arrosto non è abbondante e tenero come vorrei, tutto sommato non mi lamento perchè il fumo spacca.

sabato la prima esibizione di CANE! non poteva essere più rappresentativa della potenza di rimanere senza mutande ( rosa ) da essersi concretizzata nell’atto dello svenire nei pressi di pertugi umidi e sifilitici con le palle fredde e gonfie: ad un certo punto il dottor red balls si è dovuto togliere la maschera da porco per riporre cautamente i genitali nella custodia del charleston e sparire nella foschia alcolica.

la degna conclusione di una gloriosa performance con un pubblico di prestigio.

grazie!


Enter title here

questo è un blog di merda, che viene riempito quando la mia esistenza è agli apici della più totale bassezza e nullafacenza, quando il bar è chiuso o non so in che progetto consuntivare. per iniziare un post mi limito a compilare il form “QuickPress”, situato in alto a destra nella pagina principale del backoffice di wordpress, nel senso che non mi faccio neanche lo sbatti di andare sotto la sezione post e fare add new.
non me la sto menano, dico solo che è abbastanza scialla come situa questa qua.
mi preoccupa la carenza di contenuti dei blog tenuti da pseudo coetanei ( ovvero persone che hanno dai 2 ai 10 anni in più di me ) giornalisti wannabe (ogni volta che si usa questo termine accostato alla parola web una chiara zecchetto muore): si parla solo musica di merda, sborra, froci, droga e figa con le scarpe da ginnastica. i toni sono un pò riooot senza alcuna ragione di esserlo ed il registro alla “ROCCIA CI SI BECCA IN PLAZA” fa una potentissima sega anche ai NoTimeFor. altrimenti c’è la satira politica alla Spinoza che ogni tanto ci becca solo per la legge dei grandi numeri.

grazie a (porco)dio io ho scelto l ‘inglorioso mestiere della muratrice dei computer, che mi permette di sbattermene abbastanza di quello che mi succede intorno, cassa dritta: analizzo, astraggo e giù di calce. ma (porco)cristo, voi altri fatevelo qualche sbatti. Mi sono rotta il cazzo della frittata di gag su Berlusconi- dei soliti 3 gruppi che urlano e registrano i dischi al cesso- di tips su come curare l’herpes genitale con rimedi casalinghi. Vi prego, fatemi leggere qualcosa di diverso, cambiate topic, così a ruota lo cambio anch’io.

Ok ora ho solo 3 minuti per arrivare al dunque: IO-Cane e Brundo-Cane (sembra una bestemmia ma è qualcosa di molto peggio) ci siamo imbarcati in un progetto musicale di merda. Aspettatevi una buona dose di stupidità e patetismo: canzoni registrate al cesso,  herpes genitali, le battute su berlusconi ve le risparmiamo, in compenso non so suonare.

Tanti saluti.


hello sunshine

non vi ho mai parlato del fortu, ed è un peccato.

lorenzo aka lokenzo è un nostro amico di piacenza, una bella persona, come noi.
oramai va per i 30 e quest’estate ha abbandonato l’abitazione genitoriale per andare a vivere in un quadrilocale con un feticista che ascolta musica reggae e si spara un sacco di bombe.
la sua abitazione non ha mai beneficiato di pulizie domestiche, opere di disinfezione o derattizzazione e per terra c’è la moquette. fa schifo, ma vi assicuro che l’oscurità perenne (a causa dei bioritmi trans-ilvanici degli inquilini la casa prende vita nelle ore notturne ) e i residui di fumo afgano aleggianti tra le mura permeate di vizio e perversione distolgono l’attenzione dalle siringhe insidiate nella tappezzeria.

il frequentatore abituale è un’ombra che nelle gelide notti piacentine erra alla volta del panettiere di fiducia, in disperata fuga dalla routine o dalla fidanzata-mostro. qui entra in gioco il fortu, solito stazionare nei pressi del mulino bosoni, che, come un monaco medievale, dispensa ospitalità ai proseliti invitandoli nella sua abbazia della perdizione, in cambio di qualche bottiglia di moretti da 666.
una volta al sicuro dalle barbarie della civiltà, i viandanti sono condotti nel refettorio ove b.,intento a brasare, dispensa calore fisico e freddezza morale.
le discussioni vertono su temi d’attualità quali l’odio razziale, la musica satanica suonata con le chitarre elettriche e le peculirità del gentil sesso: la lassità morale e l’esemplare abilità nel rompere i coglioni. di conseguenza, generalmente si risolvono in un compatto coro recitante: “al rogo! al rogo!” per ricordare la classificazione di quest’ultime tra gli ospiti indesiderati (a meno che non siano senza mutande).
all’albeggiare la lunga ed operosa nottata è chiusa e gli erranti vengono accompagnati nella foresteria o invitati a levarsi dal cazzo, a seconda della fase di ciclo mestruale in cui si trova il fortu.

Piacenza: and your party is over.

ps: non vi ho ancora parlato del fortu.


lidl vs penny market

ho fatto un sacco di cose a caso oggi, tra cui comprare un synth. deve ancora arrivare, dunque dovete pazientare per le foto dall’alto con sotto il tastierino.

mentre facevo la spesa al Penny Market, mi chiedevo se i negri smetteranno mai di puzzare e quanto poco senso abbia che ci laviamo anche noi.

uno si sforza di autorealizzarsi nella propria mediocrità aka diventare indipendente ( economicamente, le altre sono seghe mentali ) e una volta arrivato si rende conto che tanto valeva rimanere una larva. Se non hai le carte giuste tipo una laurea in fellatio o sei un giusto con le conoscenze o, ancora, puoi permetterti di essere foraggiato dai tuoi ad infinitum, devi prendere quello che arriva e generalmente è una merda noiosa. quindi sei fermo ad uno step più alto del marciapiede (anche se a volte ti capita la cantina): di positivo c’è che ora ti pagano per spararti a bomba il nuovo dei get up kids scaricato fresco fresco da mediafire ( vediamo quanto ci metterete a bloccarmi anche lui, merde! ) e che puoi piegare il tuo intero stipendio nell’acquisto di un ippopotamo meccanico o aggiornare il tuo blog di merda.

insomma spero che questo investimento (il synth, non l’ippopotamo, purtroppo ) + del sano jogging ( o delle potentissime anfe ) mi facciano fare delle grandissime scorpacciate di carne tenera accompagnate da possenti calici di alcol denaturato, gratis. inoltre mi auspico che le spirochete della sifilide raggiungano quanto prima il cervello così mi diverto come una pazza.

un giorno farò un aggiornamento serio, giurin giurello.
ciao zii.


MUNIICIPAL WASTE (17/12/2010) AND MAYHEM (18/12/2010) – Part 1

MUNIICIPAL WASTE (17/12/2010) AND MAYHEM (18/12/2010)

After two months spent hanging out with poofs and dykes, I decide it’s time to give my masculinity a good kick and do something virile, hoping to grow my penis and balls back. So on Friday I put on my ugliest pair of shoes and venture in the snow to go to Islington and see one of my favourite bands of the last half-decade: Slayer… errrr… sorry I meant Municipal Waste. The Venue is an O2 academy and, as per brand requirements, it sucks and everything is overpriced; 3.19 (.19??  What does it even mean? for fuck’s sake…) pounds booking fee, 2 pounds for the cloakroom and 4 pounds for a CAN of Red Stripe. Excellent.

The venue is reasonably packed and, since I’m fashionably late (8:20 can be regarded as late in a Nation that has dinner at 5:30 and calls dinner tea), the two opening acts have already played. The audience is pretty much what I expected: a good representation of pissed up metalheads, moshing in the silence in groups of 4 or 5 and summoning the band by chanting the magic words “Municipal Waste is gonna fuck you up!”, quite a lot of unsightly, crested, factory-made English punks, sporting their spikes, bleach washed jeans and random patches, the hardcore kids with their black flag tattoos and me, with my black flag tattoo. I’m quite disappointed by the lack of emo/brutal/scenesters (which are also a big part of MW’s following), because in them I placed my only hope for some decent looking pussy, but it’s all for the best, tonight I’ve gotta focus on sweat, tattoos, beer, long hair, fat and pimples.

With a lovely Christmassy introduction the boys get on stage, I’m really happy to notice that they haven’t changed a bit despite their constantly growing success. Ryan Waste, with his MW AX signature guitar, backwards hat and fatso beard looks like Diembag Darrel and Silent Bob had a child together (yes dear bear-loving readers, thank me for this image, you can now start touching yourself), he cracks a few beer jokes and takes some sips of his own while Land and Phil proceed taking their tops off. Tony Foresta makes his entrance jumping and dancing like a special child with man-boobs, then he grabs the mike and shouts: “Circle Pit!” and the party starts! I obviously don’t remember the succession of the songs but they play all my favourites from Hazardous Mutation and The Art of Partying, a medley from Waste Them All that warms my heart and, obviously, some, but not too many, tunes from the latest Massive Aggressive. The crowd goes crazy and it’s all moshing, slamming, jumping, diving, and circle pitting, it’s a triumph of elbows and knees, dents and bruises; my favourite character is this man in his fifties who’s there with his two kids and he keeps jumping around and making a mess everywhere he goes, and, when all covered in sweat like a bristled warthog that’s just been feasting on his own waste, he attempts to perform some crowd-surfing I can literally feel the embarrassment gleaming through his sons’ eyes reach my heart and grow inside me. I show them my sympathy with a shrug and a courtesy smile.

Well, MW is a natural calamity capable of reducing every place to ashes, and when they call that last song that goes more or less like “tu pa pa! Some say I drink too much…” you know… THAT ONE! And when that chorus explodes, you know THAT CHORUS I feel a wave of power and emotion overtaking my entire body and my eyes and my pants start wetting, this is honestly the best anthem since… I don’t know… “Kill, Kill, Kill the hippies”. I’m still shaking and in awe when they come back for the encore, that includes The Art of Partying, but unfortunately not Angel of Death from their third album Reign in Blood.

It’s 9:45. So I have all the time to take my train home, mix all the Christmas dinner’s leftover drinks in a cocktail that I like to call “White Nigger”, have wank on the couch and fall asleep with my pants halfway down like a drunken beluga whale.

Unfortunately no one is here to enjoy this attractive view.

Municipal Waste fucked me up. End of Part One.

Brundo.


oh clochard

non c’è niente di meglio di un elettroencefalogramma piatto per tornare alla ribalta con un nuovo post.
i wavves mi fan cagare. un bambinetto che canta canzonette e ci aggiunge la variabile suoni-scrausi per attirare l’attenzione dei più gay -tra cui la sottoscritta- riuscendoci alla grande: lo-frocio. un giusto.
sono in ufficio con i capelli putridi e i brividini da alcol, mentre a casa una biosfera di lieviti sta popolando il tappeto zuppo di birra da 2 lire che ho fatto cadere ieri sera mentre disquisivo animatamente di fisica quantistica con i miei illustri ospiti.
per rispettare gli oneri dettati dal colorito della mia cute diversamente candida, oggi mi sono recata al lavoro lanciando maledizioni a tutti quelli che ieri sera erano intelligenti quanto me e stamattina hanno estratto una zampa dal loro croccantissimo piumone per farmi ciao-ciao. anzi, mi piacerebbe, visto che si sono limitati a sbavarmi sulla federa lasciandomi una tanto simpatica quanto fetida sindone etilica sul copri materasso. the same old story.
in realtà cose nuove ne avrei da dirvi, ma sarebbe troppo banale rompere 2 mesi di silenzio con qualcosa che non avete già sentito. dunque ciao.


froci col tartaro

ok che mi mangerei anche mia nonna con la maionese, ok che mi stanno sulle palle i salutisti ma la criminalizzazione contro le povere multinazionali, in particolare quelle produttrici di questo ben di dio è da mangia erba bigotti.

cotanto astio è stato riesumato e rinvigorito da un articolo postato su facebook da vice frociozine italia e qui linkato.

le solite fandonie, come quelle storie delle 13enni che vendevano le unghie ai pedofili: storie palesemente inventate perchè gli hipster non avranno mai l’onore di intervistare persone così fighe.

premetto, la tesi che esporrò per screditare l’articolo sopra citato non sarà supportata da prove alcune semplicemente perchè non ho lo sbatty di cercarle, come loro.

vi chiedo:

a)  McDonald’s, una multinazionale gigatronica, non avrà forse degli sbirri dobermann frikkettoni attaccati al culo?  il ristorante “dallo zio” imbrecanato chissà dove forse no.

b) la carne separata meccanicamente è una cosa studiata dalla scienza e dalla tecnica e qui documentata, come non si può voler bene alle cose studiate dalla scienza?

c) come non si può voler bene agli hamburger che costano 50 centesimi?  ( a Milano l’offerta è valida nei punti vendita di Stazione Centrale e Pta Romana, che io sappia )

d) ai froci piacciono un sacco i ciccioni pelosi e gli piacerà anche quella cremosa poltiglia di carogna color caramella.

ci sono 100 modi per morire e l’infarto è quello più gustoso.


l’imporante è che sia bianco…

… e spalmabile.

WHITE IS THE NEW BLACK (il tavolo non è un ingrediente)

signore e signori la ricetta per il pasto definitivo!

ingredienti – per una persona:
-cose a caso di una gradazione variabile di bianco e crescente malleabilità:

ad esempio:

sottilette 0.79 cents
formaggio spalmabile finto philadelphia 0.89 cents

step 1:

spalmare la cosa più molle su quella più dura.

step 2:

uhh! ricordarsi che la maionese regna sovrana, per gusto e consistenza!
l’ingrediente più pregiato: 1.19 cents.

step 3:

contemplare la nuova visione d’insieme.

step 4:

love comes in spurts!

step 5:

un unico colore, chissà quanti sapori!

step 6:

that’s how I roll!

step 7:

toccane la consistenza…

step 8:

…saggiane il sapore.